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Vogliamo condividere, non esercitare potere

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Nella giornata contro la violenza sulle donne, vogliamo affrontare il tema dell’invisibile violenza della lingua e della grande resistenza anche da parte di molte donne a nominare il proprio ruolo professionale al femminile: avvocata, ingegnera, ministra…
Lo faremo con le parole di Paola Di Nicola, magistrata del Tribunale di Roma:

“…È chiaro che nella lingua non si nomina quello che non c’è e chi non c’è; ma quando le donne finalmente ci sono, arrivate peraltro con immensa fatica, facendosi largo contro resistenze millenarie nei costumi e nelle leggi, tanto da doverne imporre la modifica, perché non dobbiamo usare il femminile? …È facile accorgersi, per chiunque, come nel nostro paese vi sia una plateale e diffusa irrisione nei confronti di chi proponga la correzione dell’uso del femminile rispetto al corrente e automatico maschile. La gran parte dei nostri interlocutori, preferibilmente donne, le bollano come questioni inutili, esagerate, ideologiche, perfino patetiche ed esasperate.

Ma non è così per il semplice fatto che la lingua è strumento di potere e i meccanismi di assegnazione e di accordo di genere giocano un ruolo culturale decisivo per una più adeguata rappresentazione pubblica del ruolo delle donne nella società…Nominare o non nominare le donne è una scelta culturale di renderle visibili o invisibili.”

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